Gli ignavi

18 01 2011

Vi riporto così come lo ha scritto un bel post di Francesca.

Anche io, e sono sicuro che molti altri, hanno notato che in Calabria sono tanti quelli che vorrebbero cambiare le cose, ma che sono ancora di più quelli che vengono sopraffatti dallo scorrere delle cose, da quella che per noi è ormai “normalità” e che ci fa vivere nel grigiume e nel torpore di quelli che Dante chiamava “ignavi”.

Abbiamo scelto di non scegliere, di mantenere le cose come stanno e di non fare niente per cambiare le cose.

Questo non è uno sfogo o una rassegnazione ma vuole essere uno stimolo prima di tutto per tutti noi, a fare di più, a non limitarci a parlare o a scrivere, ma una volta dopo aver parlato e scritto di voler veramente fare qualcosa.

 

Mafia e politica:

Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo.” Paolo Borsellino

 

In questo periodo storico il silenzio è assordante e anche un po’ fastidioso. Ogni tanto si sentono alcune vocine su queste montagne calabresi, su questo mare agitato, ma senza onde tormentate. Sento a volte l’eco di queste vocine, che urlano la loro rabbia, la sete di giustizia, ma poi vengono inghiottite in solo colpo da  “mani” chiamate abitudine, rassegnazione. Sono vocine forti, ma che hanno in sé il seme della delega,  come dire “tanto ci pensano gli altri” o “tanto non cambierà nulla”.  Il questo momento politica e mafia mangiano nello stesso piatto, non per risparmiare, ma per avere il senso forte della condivisione, cosa che spesso ci dimentichiamo un po’ tutti, e per tutti intendo quella parte sana che non và a tavolino con i soliti mafiosi.

In una Calabria dove il sole dovrebbe riscaldare anima e corpo, questo sole si affievolisce, sento un forte senso di sconfitta, ma non una sconfitta detta, parlata, una sconfitta che ci teniamo dentro per non concretizzarla, per non sentirci deboli, cosa che può capitare in un momento di stanchezza. Ma noto anche in alcuni ambienti sani che “poteri” esterni ( chiamasi poteri i vigliacchi e uomini senza onore) attaccano in tutti i modi le persone che lottano, che hanno scelto di rimanere in Calabria per cambiarla, hanno scelto la strada scomoda per non far sparire la loro dignità di persone. Ma sento sempre più forte questo lasciarsi andare, che in alcuni casi non dipende da che parte abbiamo deciso di stare, ma da chi sta attorno a noi che ha scelto di non combattere

Sembra di lottare contro i mulini al vento: un consigliere regionale viene arrestato? Silenzio. Un sindaco si costituisce parte civile nei processi di mafia e poi và all’ innagurazione di una statua della Madonna in un quartiere dove abita una famiglia mafiosa? Silenzio. Ci saranno le elezioni amministrative in molti comuni calabresi, con indagati e condannati, silenzio. Sì, perché sento dire “noi dobbiamo costruire l’alternativa a loro, senza puntare il dito a manca e a destra”, certo perché non spuntargli addosso a questi “soliti noti” e non dire che certi soggetti hanno rovinato i nostri Paesi?  Chi diceva che il silenzio non altro che complicità? Che il silenzio aiuta i mafiosi a ampliare il loro territorio?

Se dobbiamo far finta di niente, chiudere gli occhi, allora basta parlare di Berlusconi e la sua cricca, perché poi non solo diventa pesante ma spesso anche ridicolo. Se politica e mafia stanno ancora camminando insieme, nonostante l’impegno e la determinazione di alcuni magistrati, allora c’è qualcosa che non và. E parlando appunto di magistrati, com’è possibile che in alcuni si sente “il puzzo del compromesso” e non vengono, non mandati in un’altra sede, ma buttati fuori, perché sporcano senza sé e senza ma,  la dignità di altri magistrati che portano alto e con onore GIUSTIZIA E COSTITUZIONE.

Non si può vivere così, perché ognuno di noi, che porta avanti queste battaglie sulla giustizia, legalità, senso del dovere e della responsabilità, può attraversare momenti no, possono esserci cause esterne che ci impediscono di andare avanti, è comprensibile SIAMO UMANI: persone con le proprie debolezze, i propri limiti, la stanchezza a volte prende il sopravvento.

Quest’ affanno lo respiriamo ogni giorno, questo respiro faticoso è di tutti noi, quest’ansia che a volte non ci fa camminare non esclude nessuno. Ma ho imparato nella vita, che ogni “paura” condivisa diventa forza. Ci sono realtà in Calabria, in tutti gli ambienti e settori che vivono questo, ci sono voci forti, come quella dei ragazzi di Lamezia Terme, proprietari di “MATA HARI INTERNATIONAL CUISINE”, che hanno NO AL PIZZO; c’è  l’imprenditore Vincenzo Restuccia, calabrese di Vibo, che per ben 101 volte è stato minacciato «Semplicemente perchè – dice – non ho mai chinato la testa di fronte alla tracotanza della ’ndrangheta. Non ho mai pagato, nè pagherò mai il pizzo».

Fermiamoci per pochi secondi, pensiamo quante persone fanno questo, e non tutti conosciamo tutti.

Partiamo di nuovo, ma stavolta tutti insieme, aldilà dei territori dove abitiamo: la ‘ndrangheta si divide i territori, la ‘ndrangheta si mette d’accordo andando oltre alle piccole sfumature, la ‘ndrangheta vince e vincerà se saremo divisi. Non dobbiamo lasciar spazio a loro. Questa è una terra che ha molte risorse, e la ‘ndrangheta insieme alla politica corrotta lo sa bene, e si sta creando da tempo un terreno con la complicità di “ombre nascoste esterne” che sarà difficile bonificare in futuro.

Diamo vita ad un’unica cosa, possiamo farlo; diamo vita a progetti concreti, non dividiamoci per poco, non facciamo morire questa Regione. Cosa si può fare????

Parliamo , confrontiamoci. Creiamo qualcosa, facciamo rete e riprendiamoci il NOSTRO TERRITORIO, LA NOSTRA TERRA, che ci unisce.

Questi due poteri, mafia e politica che camminano insieme, possono essere fermati se noi società civile riusciremo a costruire un’unica anima.

 

Francesca Munno

 

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