Il Vagabondo delle stelle

14 12 2008

Ecco un ritorno della rubrica “Sto leggendo”, con un bellissimo libro, “IL Vagabondo delle stelle”

La  recensione è già stata pubblicata su Debaser, da me medesimo (Piccolojedi1991) 😛

Chi non ha mai sognato di potersi librare tra le stelle, libero, e conoscere mondi, culture, ed il Tempo?
Darrel Standing lo ha fatto, e con la sua esperienza chiunque leggerà questo libro si ritroverà a vagare per le stelle e le epoche.
Queste affermazioni sembrano pura pazzia, follia che non si addice forse al Jack London che tutti conoscono per “Zanna Bianca” o “Il Richiamo della Foresta”. Leggere il Jack London sociale è forse la cosa più bella che abbia mai fatto.
Non ho potuto fare a meno di innamorarmi di questo libro, che dopo averlo finito diventa molto di più.

La storia, nella sua bellezza, è abbastanza semplice:
Darrel Standing, condannato a morte nel carcere di San Quentin, viene costantemente punito con la pena di morte perché si ostina a non voler rivelare il nascondiglio di alcuni esplosivi all’interno del carcere, luogo che lui in realtà non conosce poiché incastrato da un altro detenuto.
Il compagno del braccio della morte, Ed Morrel , con il quale parla tramite un semplice ticchettio con le nocche sulle pareti assieme a Jack Openheimer, gli consiglia di creare la “piccola morte”, ovvero, far morire piano piano il suo corpo, fino a poter far vagare la sua anima all’infuori del carcere.
L’esperienza di Darrel, però, si differenzia da quella di Ed Morrel, visto che lui riesce a fare balzi di epoche come si può fare giocando a campana. Con la sua mente lui torna ad essere tutte le persone che già è stato.
Proprio così, la piccola morte non è quella che può sembrare una crisi da Oppio (come la definisce Jack Openheimer), ma lui torna veramente ad essere tutte quelle persone che è stato nelle sue vite precedenti.

Notate che tutto ciò centra ben poco con la Metempsicosi o reincarnazione, ma piuttosto è il messaggio che London manda ad essere importante, ovvero che non siamo nient’altro che un soffio di vento, che così come scompare, torna qualche tempo dopo. Così la vita umana di Darrel Standing e di tutti noi si conclude e ricomincia ciclicamente.
La forza del protagonista è quella di riuscire, attraverso la “piccola morte” a ripercorrere le sue vite e a raccontarle al ritorno dai suoi viaggi, quando gli viene tolta la camicia di forza.
Ecco che così un povero condannato a morte, si ritrova ad essere un legionario romano, che assiste impotente alla morte di Gesù, oppure un marinaio perso nella Polinesia, che quando arriva in Corea diventa principe e poi mendicante.

Non voglio, tuttavia, raccontarvi tutti i personaggi in cui ritorna Darrel Standing, vi dirò piuttosto che tutto ciò può essere anche visto come la consolazione per un morto che cammina, ormai fiaccato dalla camicia di forza e dagli stenti. La consolazione non solo di Darrel Standing, ma di tutti i condannati a morte e gli ergastolani dell’America del 1913 e di oggi.

Ed Morrel, vero amico di London si trova davvero in carcere al regime duro, e grazie a questo libro riuscirà a ridurre la sua pena, come anche Jack Openheimer è realmente esistito. Il romanzo riesce ad essere così un anti-abbruttimento della pena, e della sofferenza del carcere. Questo libro, insomma, non sensibilizza solamente alla condizione delle carceri, ma rimane moderno ed attuale, a 100 anni dalla sua stesura, con un messaggio bellissimo.

Sono stato un Figlio dell’Aratro, del Pesce e dell’Albero. Tutte le fedi che si sono succedute dagli albori della religione umana sono in me; e quando il pastore, qui nella cappella di Folsom, di domenica, adora Dio secondo il rito moderno, so che persistono in lui i culti dell’Aratro, del Pesce e dell’Albero, così come quelli dell’Astarte e della Notte.

Mi hanno messo la camicia senza collo…”[…]

Ai loro occhi io, che sto per morire, devo avere in me qualcosa di divino

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